Una vita senza scrivere niente qui. Quasi due mesi. Un appuntamento serale (meglio notturno...) a cui non mancavo quasi mai. Mi viene quasi da chiedermi che cazzo scrivevo... dovrei rileggere per saperlo, ma non ho voglia.
Anche ora non è che abbia un gran ché da scrivere. Dovrei scrivere di "cambiamenti". Dovrei scrivere di momenti felici e meno, ma, fortunatamente, da metà aprile più felici che "meno". Dovrei scrivere di una settimana di vacanza in Croazia... una settimana che so bene non dimenticherò mai.
Venti chilometri in Slovenia in due ore... sole e nuvole... incognita del tempo e del posto.
Della pizzeria "da Bruno", nel residence, dove si mangiava alla grande e non si spendeva un cazzo... carne alla griglia, pesce, lasagne e pasta alle verdure, pizza, birra a gogò, acqua naturale... caffé. Una cameriera imbranata... e uno furbetto.
Dovrei scrivere di un balconcino da cui si vedeva una spiaggetta e il mare... e la notte le onde col loro rumore. Fulmini in lontananza, sul mare, che cadevano chissà dove e il brontolìo dei tuoni. Aria leggera che accarezzava la pelle... posacenere pieno, tazzine di caffé sempre da sciacquare e caffettiera pronta per spararne fuori di nuovo. Frigo vuoto... ma era un piacere aprirlo e vederci tutto quello che occorreva.
Profumo di bagnoschiuma che leva il sale dalla pelle... profumo di crema. Piscina e sole... steso a arrossare la pelle come non mi capitava da anni...
Alzare lo sguardo un attimo per spiarla... come un ladro... per rubarle e incorniciare l'espressione di quel momento. Parole dette e tante non dette in lunghi silenzi... sorrisi, risate, lacrime... e il tempo che passava in una serie infinita di istanti.
"[...] istanti in cui succede qualcosa che le parole non riescono a spiegare.
Sensazioni che si vivono prima di tutto sulla pelle, e che poi vanno dritte al cuore, e che forse il cervello non lo sfiorano nemmeno. "
(L. Licalzi - Non so)
Mi piace ascoltare la radio in macchina. Non solo musica. Mi divertono alcune considerazioni che sento... e mi diverte anche l'idiozia di alcuni programmi e conduttori. Inevitabile pensare "Cazzo... e li pagano pure!!!".
L'altra notte c'era in replica una trasmissino sulla vita di Cassano. "Azz..." mi sono detto. Cassano? Cassano merita una trasmissione sulla sua vita. Alla RAI, non a Radio Bari Vecchia.
Per farla breve, una trasmissione per dire alla fine che Cassano non era un fenomeno a scuola... e l'associazione a Totti è stata inevitabile.
Io forse ho i miei limiti, non lo nascondo, ma alla fine mi sono chiesto "Ma che cazzo gliene frega all'Italia se Cassano e Totti sono "ignoranti".
Già anche chi ha concepito una trasmissione del genere non mi sembra molto "dotato". E questo è sicuramente molto molto peggio, visto che chi si occupa di certe cose dovrebbe fornirci qualcosa che abbia un minimo sindacale di decenza.
Cosa deve fare Cassano?
Cosa deve fare Totti?
Deve non fare rimpiangere i soldi del biglietto di chi va allo stadio a vederli, o i soldi dell'abbonamento Rai o Sky. Niente di più.
Non deve certo spiegarci qualche canto della "Divina Commedia", o dare lezione agli spettatori dell'Olimpico di grammatica italiana... idem per Totti.
L'idiozia grande è citarli ad esempio... quindi metterli in croce perché la loro cultura è quella che è.
Ma chi cazzo se ne frega!!!, mica danno ripetizioni ai nostri figli... no?
E se troppi figli prendono "ripetizioni" da Cassano e Totti allora c'è qualcosa che non funziona in troppe case... c'è qualcosa da rivedere.
Delegati agli asili o ai nonni... poi delegati alla scuola... poi delegati alla televisione per essere "acculturati" da Totti e Cassano... Help!!!!!!!!! Noooo!!!
Stasera invece ho sentito un'altra cosa che m'ha riportato in mente una mia considerazione già consolidata da tempo.
Riferito ai testi di un cantante, hanno detto che già trent'anni fa era "attuale". Mi scappa da ridere quando sento queste considerazioni.
Sfido chiunque a riportare qualcosa di "datato" che non si possa considerare attuale...
Perché?
Il perché è molto semplice. Perché la natura dell'uomo non cambia. Mai.
Quindi quando si scrive sull'uomo, si fanno considerazioni sull'uomo, si rappresenta in qualche modo la sua natura e il suo modo di essere si è sempre "attuali".
"Nel Mondo cambiano i nomi e le circostanze, ma gli uomini son sempre della stessa natura. Il bene produce il bene, e dal male non si ingenera che il male."
Così scriveva Belli al figlio Ciro nel 1843. E come dargli torto?
Penso che tutti i blog "come si deve" abbiano scritto un pensiero su quello che è successo a Londra.
Qualcuno andrà a letto con la paura delle bombe... paura sicuramente giustificata. Sono preoccupato un po' anch'io, per essere sincero. Non per me. Non credo che metteranno bombe a Piacenza. Sono sicuramente preoccupato, oltre che per le possibili vittime, anche per Roma. Proprio non m'andrebbe giù di saperla vittima d'attentati, anche se difficilmente riusciranno a raggiungere obiettivi "importanti".
Ma non è questo l'argomento.
Stanotte è passata ancora in tv l'elezione di Giovanni Paolo II e il suo primo discorso dalla loggia di san Pietro.
E ogni volta quel discorso breve... a braccio... come fece poi tante volte, e quel "Se sbaglio mi corigerete" accompagnato alla serenità del suo viso, mi scatena sempre una grande emozione.
Ecco come voglio addormentarmi stanotte. Vicino ai miei pensieri più importanti, rivolti a chi mi sta vicino, voglio mettere ancora anche Lui... quello che è stato in tutti questi anni anche per un "non osservante" come me. E grande ammirazione per la forza e la convinzione che ha saputo dimostrare, senza piegarsi mai di fronte alle difficoltà. Certo... un grande esempio per tutti credo, al di là che si potesse condividere più o meno le sue idee, i suoi "insegnamenti".
Forse ora è solo un corpo in via di decomposizione e niente di più. Forse è davvero nella schiera dei santi in un posto che non possiamo conoscere per ora... chissà. In ogni caso credo sia rimasto nel cuore di molte persone... non solo qui, ma in tutto il mondo. Senza "forse", questa volta.
Nowhere man... Nascevi in questa notte di un anno fa. Non credevo d'arrivare a questo traguardo anche se ultimamente non ho scritto molto qui.
Sarebbe stupido fare un bilancio. E' solo passato un anno di vita... niente di più.
Però devo dire che parte della mia vita è stata "condizionata" da questo e l'altro blog. Sarebbe stupido negarlo.
Cosa? Persone. Sono sempre loro che lasciano un segno. Sono sempre loro che tolgono e danno qualcosa... e di solito la bilancia è in equilibrio nel dare e togliere.
E anch'io in questo anno ho dato e tolto... quindi l'equilibrio è ancora maggiore.
Se ho più dato o più tolto non lo so... dovrei chiederlo alle mie "vittime"...
Quindi che faccio? Ringrazio o maledico quest'anno di blog? E comprendo anche l'altro che è nato solo poco più d'un mese dopo.
Ora mi sento di benedirli perché m'hanno portato in questi ultimi due mesi solo soddisfazioni personali. Mi limito a dire "soddisfazioni personali" perché ho anche imparato, in quest'anno, che forse è meglio, per certe cose, non scendere in particolari e tenerle dentro. Nonostante la home di splinder dica "126414 blog creati" questo è un mondo piccolo.
E come in tutti i "mondi" c'è il buono e il marcio.
Ho trovato amici/che "virtuali", che frequento con piacere e che mi fa piacere mi frequentino, qui e di là. Persone simpatiche che sanno scherzare e accettare lo scherzo, ma con cui non è mancato anche un dialogo vero, al di là del "cazzeggio". Stupido fare nomi... loro lo sanno e questo mi basta.
Ho incrociato "fessi" (e qui non posso mettere il femminile, ma solo maschile), che in qualche modo hanno provato di tutto per mettermi i bastoni fra le ruote... ma la cosa più divertente di questi "fessi" è stata che non s'accorgevano nemmeno che non c'erano ruote in cui mettere bastoni... è stato "divertente" osservarli nei loro sforzi. E' stato divertente dargli corda in mail private (tassativamente con nick femminili...), mentre sghignazzando, stavo a vedere dove volevano arrivare. E' stato divertente vederli tornare poi nel loro "nulla". Grazie anche a voi!!!
Mi fermo qui... non ci sono bisogno altre parole.
Non ne ho ora per esprimere come mi sento... non le ho per chi avrebbe diritto di sentirle e tanto meno ne ho per qui.
Non so se festeggerò anche i due anni di questi blog... spero di festeggiare tante altre cose, e, per prima, una settimana al mare.
Una settimana col cuore leggero... finalmente.
M'è ventuo da pensare ai "matrimoni" gay.
In Spagna c'è stata un po' di maretta nelle settimane passate, e la cosa non è nuova e si ripeterà in tutti i paesi dove verrà proposta e approvata la legge.
Avete mai fatto caso, per esempio in un talk televisivo, che quando si parla di gay tutti hanno un sacco di amici/che che lo sono? Un classico...
Io non ne ho. Credo sia solo un caso. Ci sono gay "conosciuti" che stimo, mi sono simpatici e sono sicuro sarebbero amicizie interessanti, divertenti, profonde. Penso a Leo Gullotta, per esempio... il primo che mi viene in mente.
Comunque non discrimino nessuno. Mi concedo questo "pregio", fra i tanti difetti.
Però posso capire anche i cattolici e la chiesa. Capisco che storcano il naso, per usare un eufemismo.
Capisco Ratzinger, che prima d'essere "benedetto", diceva che "La Chiesa cattolica di oggi, esorta ad accogliere "con rispetto, compassione e delicatezza" le persone con tendenze omosessuali, ma esse sono chiamate alla castità. Le unioni non possono essere - ad avviso del Vaticano - nè incoraggiate, nè tollerate, nè tantomeno legalizzate."
E' già qualcosa che si parli di "rispetto"... la "compassione" stento a capirla.
Capisco che, per il mondo cattolico, sia difficile anche la legalizzazione. Inutile che sprechi righe per spiegare cos'è il matrimonio per i cattolici.
Io credo che l'errore di fondo sia proprio nel volere chiamare queste unioni "matrimonio". Ecco da dove arrivano le incazzature...
Credo basterebbe cambiare nome e le incazzature diminuirebbero.
Un escamotage, sì... ma credo potrebbe funzionare. Chiamiamole pure solo "unione", con tutti i sacrosanti diritti e doveri, come le coppie "sposate".
Con buona pace di tutti.
Nessun matrimonio sacrilego, e il sacrosanto diritto dei gay di potere vivere la loro vita di coppia.
Mi resta qualche dubbio sull'adozione.
Non perché due donne o due uomini non possano crescere e educare con amore un figlio come una coppia uomo-donna... no.
Penso più al "disagio" che potrebbe avere il bambino.
Non so... me lo immagino un po' "additato" a scuola... e un po' in difficoltà a dire che sua madre si chiama Giovanni, o suo padre Francesca... e giù risatine dei compagni sotto i baffi.
Ecco... per questo credo siamo un po' indietro. Per questo credo ci vorrà molto più tempo perché il mondo, guardandoli, non bisbigli "poverino"...

Correva l'anno... correva l'anno... Non mi ricordo. Sicuramente prima dell'infausto 1976.
E poi perché gli anni devono correre?
Allora non correvano proprio per niente. C'era la voglia di crescere, di arrivare alla fine di tutto... scuola per prima. Voglia di patente, di moto, di macchina, di viaggi, di fumare liberamente anche in casa, d'indipendenza totale magari con due lire in tasca. E gli anni invece non correvano proprio un cazzo. Erano sempre lì, quasi immobili, come le lancette d'un orologio scarico.
In compenso, poi, gli anni si sono messi a correre e tutte le volte che fai i conti del compleanno capita di rifarli due o tre volte perché "Cazzo... ho sbagliato... impossibile..."
Eppure...!!!
E allora sembra tutto ieri... forse per accorciare il tempo che è passato.
Così come sembra ieri che sia stata scattata quest'immagine. Lo so... lo so che la qualità lascia a desiderare, ma stendo un velo pietoso su che macchina fotografica avevamo - dico solo che era stata presa coi punti d'un detersivo -. Mica c'erano gli aggeggi infernali di oggi: autozoom, autofocus, autolimortacci sua.
E ancora che avevamo quella, che, oltretutto, ha visto le terre di Piccadilly Circus insieme al mangianastri che avevamo nello zaino, che, aperto nell'urto lo sportellino delle pile, c'ha fatto fare una belle figura da cazzo a rincorrerle fra le gambe della gente che, sicuramente, pensava: Italiani...
Non so come arrivammo in Abbey road, ma ci arrivammo con un bus.
Certo che allora c'arrangiavamo alla grande... senza paura di niente.
Siamo partiti, io e Maurizio, senza sapere un cazzo d'inglese, senza nessuna prenotazione, col mitico biglietto B.I.G.I.E che scontava di brutto i minori di ventun'anni. Lui appena congedato dopo 24 mesi (dico 24 mesi...) di Marina a Taranto, e io, che il militare dovevo ancora farlo, con il mito dell'Inghilerra e dei Fab Four nella testa. Mai vista una grande città. Né Milano... né Roma. Magari per ambientarci un po' in una metropoli. Macché... Piacenza-Londra: linea diretta.
Nonostante tutto ci siamo arrangiati. Abbiamo avuto i nostri momenti di panico... quello sì. Come quando, appena arrivati, eravamo quasi rassegnati a passare la nostra vacanza in metropolitana, visto che non sapevamo quasi più uscirne... dopo essersi fatti la Circle line un paio di volte.
Non so come, ma ne uscimmo in South Kensingthon.
Trovammo anche un bel alberghetto, Costantin Hotel, in Old Brompton road. Un po' sopra le nostre finanze... 10 sterline al giorno... ma chi c'era mai stato in un albergo con telefono, doccia e tv?
Naturalmente il telefono non l'abbiamo mai usato. Chi sarebbe riuscito a spiegare al centralino dove volevamo chiamare? E così la televisione... Sì, l'abbiamo accesa, visto che la pagavamo, ma solo per vedere se funzionava.
E poi la faccia tosta d'andare avedere una commedia sulla vita dei Beatles. Ma mica è stato difficile. Non se ne accorse nessuno che non capivamo niente... eheheh... bastava applaudire quando applaudivano gli altri. Facile no?
Così come sul battello sul Tamigi. La guida parlava e spiegava... e noi voltavamo la testa dove la giravano gli altri...
Coi ristoranti ce la siamo cavata meglio. Nei ristoranti sono nel mio ambiente naturale e me la caverei dovunque. E poi quella vecchia continuava a farmi le coccole e infilarmi la mano dentro al collo. Così andavamo sempre lì. Il prezzo era di favore perché lasciavo si sollazzasse. Peccato che avesse passato la sessantina, se no m'accasavo e ora sarei un ristoratore di Soho. Va beh... sono sempre piaciuto alle tardone quand'ero giovane. Dalla nostra sarta, alla giornalaia, a quella che strappava i biglietti al cinema al mattino e che prima della fine del film mi ritrovavo sempre seduta vicino. Non ho ancora capito come cazzo faceva a trovarmi sempre...
Va beh... comunque arrivammo ad Abbey road, col bus per John's Wood.
Se il primo amore, il primo bacio e la prima trombata non si scordano mai... beh... quello che ho provato a vedere gli studi della EMI e quelle strisce pedonali, non so proprio descrivelo.
Ipnotizzato... paralizzato... imbambolato.
Lì aveva messo i piedi John Lennon con il suo vestito bianco.
Bacio...
Dio...
Se avessi avuto un martello ne avrei rubato un pezzo, come i turisti che si fottono le pietre al foro romano.
Per fortuna che non ho avuto quel pensiero, se no l'avrei fatto davvero e sicuramente un bobby m'avrebbe preso per il collo e portato nella più vicina stazione di polizia.
Non so quanto ci siamo stati. Però poi la via ce la siamo fatta tutta. Mi sembra che in fondo ci sia un giardino, se non ricordo male, e un barbone riuscì a fotterci un po' di soldi, tanto eravamo felici e in pace con tutto il mondo per essere lì.
Quelle strisce dovrebbero essere come la scala Santa a Roma.
Dovrebbero essere percorse in ginocchio salmodiando un pezzo a scelta di Abbey Road.
Se penso che c'è gente che le attraversa solo per andare a fare shopping... beh... meglio lasciare perdere.